Il Corano: L’ ultima Parola di Dio per l’ Umanità?
- Nora Amati

- 24 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
ll Corano rappresenta l’ultima rivelazione divina e Mohamed è riconosciuto come l’ultimo profeta. La sua comprensione richiede anni di studio, come esortato dallo stesso testo: leggere, osservare e non smettere mai di cercare conoscenza.
Le traduzioni non possono rendere pienamente giustizia al testo originale, poiché l’arabo è una delle lingue più ricche al mondo, con oltre 2,5 milioni di parole non ripetute, a fronte delle circa 700.000 dell’inglese e del tedesco. Questa complessità consente sfumature precise che rischiano di andare perse in traduzione, con possibili fraintendimenti.
Il Corano non è una copia della Tora o della Bibbia; contiene termini ebraici e conferma: “Ciò che è stato fatto scendere prima”. La rivelazione araba appare quindi necessaria per preservare il messaggio originario in forma immutabile, considerando che le scritture precedenti non erano complete al 100% e che Mohamed (pace su di Lui) era analfabeta. Il Corano è considerato unico al mondo anche per la sua sintassi.
Il Corano è l’ultima rivelazione, e come ogni aggiornamento storico, riflette il progresso del mondo. Mohamed, annunciato da Gesù come Paraclito, giunge per consolare, guidare, insegnare la verità e rafforzare i credenti, ruolo che non è stato riconosciuto dal Cristianesimo. Quest’ultimo rifiuta l’Islam e il Corano perché non riconosce Gesù come Figlio di Dio, considera la Bibbia completa e possiede concezioni diverse di salvezza e autorità divina.
L’Islam, al contrario, riconosce il Cristianesimo e il Giudaismo. Il Corano include moltissime descrizioni del mondo naturale e di fenomeni scientifici coerenti con conoscenze moderne, come lo sviluppo embrionale, il ciclo dell’acqua e la formazione dei cieli e della terra.
Da un punto di vista logico, resta la domanda: perché Dio avrebbe dovuto cambiare la lingua per la trasmissione finale della Sua Parola?
Dall’ebraico e aramaico all’arabo – Un passaggio divino per preservare e confermare la verità? Perché Allah scelse l’arabo dopo che ebrei e cristiani alterarono la Parola?
In tempi antichi, gli angeli erano spesso chiamati cherubini. Secondo la dottrina cristiana, sono esseri invisibili, considerati “motori dell’intelligenza” e mediatori della percezione. Possono manifestarsi come suono, luce o semplicemente come presenza percepibile, senza essere visti.
I cherubini sono essenzialmente messaggeri. Allo stesso modo, nella mitologia greca, Ermes era il messaggero degli dèi, sebbene le sue funzioni fossero più ampie. In un’epoca in cui tutto veniva comunicato tramite simboli, il Corano invita a “leggere i segni” inviati da Dio. Gli antichi lasciarono tracce e simboli per rappresentare il divino, ma col tempo questi segni furono adorati al posto di Dio. Il Corano ammonisce chiaramente: “Non adorate idoli.”
Il simbolismo era fondamentale per le civiltà antiche. Dai popoli mesopotamici alle culture precolombiane, i simboli rappresentavano ciò che non poteva essere espresso a parole. I cherubini, invisibili ma raffigurati nell’arte sacra cristiana, ne sono un esempio perfetto. Le chiese medievali e moderne sono luoghi simbolici, dove l’arte visiva trasmetteva verità spirituali, specialmente in epoche di analfabetismo diffuso.
L’espansione del messaggio biblico avveniva inizialmente tramite l’arte: altari e cattedrali sono pieni di simboli che comunicano verità spirituali. Eppure, se la Parola era Cristo, perché non esiste traccia concreta di questo simbolo nell’Enciclopedia Vaticana? Dov’è il sigillo di Cristo nella Bibbia?
Il Corano affronta questa questione direttamente:
“Guai a coloro che scrivono il Libro con le proprie mani e poi dicono: ‘Questo viene da Allah’, scambiandolo per un piccolo prezzo.” (Sura 2:79)“Gettarono il Libro alle loro spalle e lo vendettero per un piccolo prezzo.” (Sura 3:187)
Ciò indica che il messaggio originale è stato in parte perso o alterato. Il simbolo originale della Parola, il monogramma di Cristo, sembra scomparso, ma la sua memoria sopravvive nella tradizione orale: “In quel segno, saremo tutti nell’altro mondo,” diceva mia bisnonna. Significa entrare nella Luce eterna.
Il termine Vangelo, dal latino Evangelion, significa “buon messaggio”. In italiano, la parola angelo significa “messaggero”. Così, il Vangelo è essenzialmente un messaggio trasmesso da un angelo. Il Corano conferma questa visione.
Gli angeli nel Corano
Il Corano descrive gli angeli (malāʾika) come esseri di luce, fedeli e obbedienti a Dio.
Obbedienza e natura degli angeli
Sura At-Tahrim (66:6):
“Sopra l’Inferno ci sono angeli, severi e inflessibili; non disobbediscono ad Allah ma fanno ciò che viene loro comandato.”
Sura Fatir (35:1):
“Lode ad Allah, Creatore dei cieli e della terra, che ha fatto gli angeli messaggeri con ali — due, tre o quattro…”
Messaggeri della rivelazione
Sura An-Nahl (16:2):
“Egli manda giù gli angeli con la Rivelazione a chi Egli vuole…”
Sura Al-Baqara (2:97):
“Gabriele fece scendere il Corano nel tuo cuore per il permesso di Allah…”
Angeli come registratori delle azioni umane
Sura Al-Infitar (82:10–12):
“Su di voi ci sono custodi, nobili registratori, che conoscono tutto ciò che fate.”
Il Vangelo (Gospel) significa “buona parola” o messaggio universale. Senza il simbolo di Cristo, la Bibbia perde la sua essenza. La Parola originale è stata persa. Il Corano, invece, la sigilla, come negli enigmatici Alif Lām Mīm che aprono alcune sure, un sigillo sacro della rivelazione.
Cristianesimo predicava: “Portate la croce nel mondo”, ma il crocifisso rappresenta dolore, non il messaggio universale di resurrezione e luce. Il simbolo del Dio vivente si era perso, ma era ciò che originariamente rappresentava la Creazione. Oggi abbiamo simboli, segni e messaggi, ma spesso li cerchiamo nei posti sbagliati.
Scienza e luce: un legame con il divino?
Nel 2009, il fisico Daniele Sanvitto dimostrò che la luce può comportarsi come un fluido, portando alla scoperta del “supersolido”, una materia che unisce solidità e fluidità quantistica. Dimitris Trypogeorgos dichiarò:
“Abbiamo trasformato la luce in un solido. È fantastico.”
La luce può esistere in due stati contemporaneamente, simile agli angeli, che portano luce e sono mediatori tra il mondo materiale e Dio.
Visione apocalittica nella Bibbia e nel Corano
Apocalisse 7:1–4
Gli angeli ai quattro angoli della Terra simboleggiano la creazione intera e trattengono il giudizio fino a quando i servi di Dio non sono sigillati. Il sigillo del Dio vivente appare durante cataclismi, ma Dio rimane luce anche nell’oscurità.
Il Corano conferma questo concetto:
Sura An-Nur (24:35):
“Allah è la Luce dei cieli e della terra… Luce su Luce…”
Sura Al-An’am (6:122):
“È forse pari chi era morto e a cui abbiamo dato vita e una luce per camminare tra la gente, come chi è nelle tenebre da cui non può emergere?”
Terra, cataclismi e orbite
Il termine pianeta significa “errante”. Dopo un cataclisma, la Terra potrebbe aver cambiato orbita, spiegando scioglimento dei ghiacci e estinzioni rapide.
Sura Ya-Sin (36:38–40):
“Ogni corpo celeste fluttua nella sua orbita.”
Sura An-Nur (24:40):
“[Le azioni dei miscredenti] sono come tenebre in un mare profondo, onde su onde, sopra cui c’è una nuvola…”
Queste immagini evocano sia confusione spirituale che condizioni post-catastrofiche.
Il Diluvio e la sua non datazione
Il Corano e la Bibbia narrano il Diluvio senza collocarlo in un tempo storico preciso. Questo evidenzia il suo valore simbolico e morale: ogni generazione rischia un “diluvio” se perde il senso del sacro e della giustizia.
Il Corano è la Parola eterna di Dio, inviata anche ai tempi del Diluvio. I sopravvissuti includevano Noè e la sua famiglia, e secondo la riflessione dell’autore, i primi ebrei fedeli al patto di Dio. A loro fu affidato un messaggio primordiale, un sigillo divino che conteneva fede, morale e rispetto per la creazione.
I Figli di Israele furono favoriti da Allah, ma col tempo il loro messaggio fu alterato. Questo rese necessaria una rivelazione finale, chiara e in arabo: il Corano. Serve a ripristinare il vero messaggio per tutti, confermando le rivelazioni precedenti e ricordando che il favore divino richiede responsabilità.
Conclusione
Il Corano conferma la guida di tutti i profeti, da Adamo e Noè a Abramo, Mosè, Gesù fino a Maometto, l’ultimo Messaggero. Siamo tutti Popolo del Libro, uniti dalla guida divina. Dio è uno e continuo, non limitato a un popolo o a un’epoca.




Commenti