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La profezia dell’oro nell’Eufrate

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 14 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 19 dic 2025

Secondo le previsioni geoclimatiche e gli studi scientifici sul cambiamento climatico, alcune regioni dell’Africa e del Medio Oriente potrebbero diventare più abitabili e fertili rispetto a molte aree europee nel prossimo futuro. Eppure, questa prospettiva porta con sé un’amara constatazione: forse non ci saremo più, e i ruoli che conosciamo oggi si invertiranno.

In questo contesto, emerge una storia antica e inquietante: quella di un grande tesoro che giace sotto le acque del fiume Eufrate, in Siria.

L’Eufrate non è solo uno dei fiumi più lunghi e vitali del Medio Oriente; è il cuore pulsante della Mezzaluna Fertile, culla delle prime civiltà umane. Le sue acque permisero lo sviluppo dell’agricoltura irrigua e la nascita delle città-stato sumeriche come Ur, Uruk e Eridu, seguite dagli Accadi, Babilonesi e Assiri. Strategico per l’irrigazione, il commercio e la politica, considerato sacro e fertile, l’Eufrate è al contempo storia, leggenda e simbolo di civiltà.

Secondo la tradizione islamica, un ḥadīth autentico riportato da Abu Huraira (رضي الله عنه) e confermato da Imām al-Bukhārī e Muslim, annuncia:

«L’Ora non verrà finché il fiume Eufrate non scoprirà una montagna d’oro. Le persone combatteranno per essa e, su ogni cento, novantanove saranno uccisi. Ognuno di loro dirà: “Forse sarò io quello che si salverà”. Chi sarà presente in quel momento, non prenda nulla da essa.»

Il senso di questa profezia non è semplicemente materiale; potrebbe essere un monito contro l’avidità, un ammonimento alla follia umana che ci porta a correre verso ricchezze effimere mentre il mondo attorno a noi cambia drasticamente. L’oro dell’Eufrate diventa così simbolo della lotta, dell’egoismo e della precarietà della nostra esistenza.

La geologia del bacino dell’Eufrate suggerisce la possibilità – non ancora confermata scientificamente – di depositi di oro, accumulati dall’erosione delle montagne circostanti. Ma indipendentemente dalla reale esistenza di questo tesoro, la simbologia è potente: la Siria (Sham) è indicata dai ḥadīth come teatro della grande battaglia finale tra il bene e il male, collegata alla venuta dell’Anticristo (Dajjāl) e al ritorno di Gesù (ʿĪsā, pace su di lui) a Damasco. Alcuni interpreti vedono in questi eventi guerre reali, altri lotte morali e simboliche. Sham, crocevia di religioni e civiltà, diventa così l’epicentro del destino umano.

Il ḥadīth dell’Eufrate non è isolato: il Corano ha anticipato eventi storici e scientifici che si sono effettivamente verificati. Dalla vittoria dei Romani sui Persiani (ar-Rūm 30:2-4) alla conservazione del corpo del Faraone (Yunus 10:92), dall’espansione dell’Islam (al-Fath 48:28) alla scoperta delle fasi embrionali (al-Mu’minun 23:12-14), fino all’espansione dell’universo (adh-Dhariyat 51:47) e alle barriere tra acqua dolce e salata (al-Furqan 25:53), il testo sacro ha rivelato una sorprendente conoscenza della storia e della natura.

Oggi, l’Eufrate è minacciato dalle dighe turche, come quella di Atatürk, che riducono il flusso a valle, causando crisi agricole e tensioni politiche tra Turchia, Siria e Iraq. Questo fiume, che un tempo era linfa vitale e simbolo di civiltà, riflette ora la fragilità e l’avidità umana.

L’Eufrate, con i suoi salici, pioppi e tamarisci, popolato da uccelli migratori e pesci rari, attraversa deserti, montagne e pianure, offrendo tratti di tranquilla introspezione e scenari naturali straordinariamente contrastanti, ma è fragile.

Sotto la sua superficie potrebbe celarsi un tesoro, reale o metaforico, che spingerà le persone a migrare verso terre più fertili, forse in Africa, mentre l’Europa si impoverisce, non solo materialmente, ma soprattutto spiritualmente. Non sappiamo cosa crescerà sotto i nostri piedi, dentro di noi o sopra di noi. Non esiste sicurezza, e la vita può cambiare da un giorno all’altro, mentre siamo concentrati sull’arricchirci, il mondo continua a mutare – fiori sbocciano e muoiono, la siccità distrugge raccolti, tempeste annientano ciò che pensavamo eterno. L’Eufrate diventa simbolo della nostra arroganza, del nostro egoismo e della caducità delle nostre certezze. Forse la montagna d’oro è solo un monito, oppure un evento futuro inevitabile. Ma, in entrambi i casi, ci costringe a riflettere: fino a che punto siamo disposti a lasciare che l’avidità plasmi il destino del mondo?


 

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