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La risurrezione di un’illusione: La Rosa di Gerico

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 17 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

La Rosa di Gerico, pur rinvigorendosi con poche gocce d’acqua nei nostri vasi, cresce in una terra, quella di Gerico e dintorni, che soffre. Non solo per le condizioni di siccità aggravate dalla privatizzazione dell’acqua e dal controllo sulle risorse naturali, ma anche a causa di interessi economici e geopolitici che, da quasi un secolo, compromettono un territorio sacro per Ebrei, Cristiani e Musulmani, oltre che per l’equilibrio ecologico stesso.

La pianta, miracolosa nella sua resilienza, diventa oggi oggetto di riflessione e simbolo di rinascita.

«Non dite di coloro che sono uccisi sul sentiero di Allah: ‘Sono morti’. No, essi sono vivi, ma voi non ve ne rendete conto.»Corano – Sura al-Baqarah (2:154)

Non solo gli esseri umani sono sottomessi a Dio, ma anche la Natura ne rispecchia la volontà. Ogni organismo si nutre di un’energia trascendente che ne sostiene l’esistenza. L’Ākhirah, pur inteso in senso spirituale più che letterale, rappresenta la dimensione in cui l’anima trascende la vita terrena e si unisce alla verità ultima, in analogia con il Sahasrara dello yoga, punto di apertura alla coscienza universale.

La Rosa di Gerico, come ogni essere vivente, segue questo percorso di resilienza e trasformazione.

La pianta rivela un principio di risurrezione universale: le ossa umane si rigenerano ogni dieci anni circa, e la scienza conferma che le cellule sono in costante rinnovamento. In tal senso, la vita e la materia seguono cicli interconnessi che riflettono un ordine profondo e intelligente, coerente con gli insegnamenti del Corano.

La Rosa di Gerico trascende la sua funzione ornamentale: è simbolo di sopravvivenza latente, di paziente attesa, e di rinascita legata a condizioni esterne favorevoli. La materia, apparentemente morta, contiene potenziale vitale; così, la nostra esistenza, pur soggetta a limitazioni fisiche, mantiene la possibilità di trasformazione attraverso l’attivazione della coscienza.

La conoscenza umana, osservando i fenomeni naturali e cosmologici, copre solo una piccola frazione della realtà: circa il 5% della materia osservabile nell’universo è comprensibile, mentre il restante 95% – materia ed energia oscura – resta in gran parte sconosciuto. Il Corano stesso ricorda:

«E non vi è stato dato della conoscenza se non ben poco.» Corano 17:85

La Rosa di Gerico illustra anche il ciclo della percezione: ciò che appare assente o morto può vivere in forme invisibili, come il sole coperto dalle nuvole o una persona in stato di incoscienza. Le leggi della natura, purciò, riflettono principi spirituali di continuità e resilienza.

Ogni elemento naturale, dalla foglia al vento, manifesta una realtà più profonda; le coppie di fenomeni riportate nel Corano (Sura Adh-Dhariyat 51:49) evidenziano simmetrie e interconnessioni tra mente, pensiero e materia. La qualità della coscienza si riflette nel mondo circostante: pensieri positivi generano azioni costruttive e realtà armoniose, mentre quelli negativi possono produrre effetti distruttivi.

La Rosa di Gerico diventa così il diagramma della vita, una rappresentazione silenziosa dei cicli di nascita, morte e rinascita che caratterizzano ogni essere e fenomeno. Anche quando sembra inattiva, registra e risponde all’ambiente circostante.

Gerico, una delle città più antiche della Terra Santa, ospita questa pianta straordinaria. La sua biologia, capace di sopravvivenza estrema, ha ispirato studi di biomimetica e adattamento vegetale ai cambiamenti climatici. La comprensione dei processi naturali – piante, animali, tessuti – offre non solo spunti tecnologici, ma anche riflessioni sul funzionamento spirituale dell’essere umano, che nasce, muore e rivive, in un continuo ciclo di trasformazione.


 

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