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Le maschere cadranno un Venerdì

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 19 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Le maschere sono come i fiori e durano solo una stagione. Puoi fuggire ovunque, ma ti rincorreranno, perché sanno che hai bisogno di esse per coprire le macchie consunte sul tuo viso.

Durante il Carnevale puoi nascondere la tua identità e il tuo status sociale, mimetizzandoti come un camaleonte fra la folla e in mezzo a altre chiacchiere, ma nella realtà è meno semplice: la maschera perderà sempre i suoi petali eclatanti e ti lascerà come uno stelo appassito nel Giardino. Ciò accadrà quando la maschera stessa si sarà stancata di sopportarti e i suoi colori inizieranno a colare in un giardino di menzogne.

Nascondersi dietro ai tulipani è inutile. Il giardino, custode della Sua Natura, conosce il Creato e le leggi che lo attraversano. Indossare un volto che non è il tuo divora l`energia del corpo e dello spirito, sottraendola alle altre piante del Giardino. Ti trasforma in un balocco privo di radici, più pupazzo che umano, e ti condanna a nutrire la bugia senza tregua per sostenere un posto che non ti appartiene. Così facendo, la vegetazione intorno a te appassisce, e talvolta il prezzo pagato dal Giardino è la vita stessa, perché alcune specie botaniche non hanno la forza di ricrescere, dopo essere state modificate.

Le vicende del Novecento non sono scomparse: si ripetono sotto nuove denominazioni. I drammi che un tempo si consumavano nei quartieri aristocratici e nei palazzi feudali oggi si svolgono nelle piazze digitali, esposti senza più il velo della riservatezza. La maschera, che un tempo proteggeva, è divenuta spettacolo; la finzione è diventata criterio di legittimità. Più si recita, più si viene riconosciuti come autentici. Nascondersi non è più un atto di vergogna, ma una strategia di sopravvivenza: così si evita il linciaggio morale inflitto da giudici che non rispondono a nessuna legge.

In questo senso, i social media sono le nuove piazze pubbliche: luoghi di esposizione e di condanna, non così distanti da quelle in cui, tra XVII e XVIII secolo, si celebravano i roghi delle streghe.

Puoi nasconderti dietro una finzione per un tempo stabilito, ma verrà il Giorno in cui nessun algoritmo, nessuna strategia e nessuna immagine ti difenderanno, perché in quel Giorno non verrà giudicato ciò che appare, bensì ciò che è custodito nei petti, come viene ricordato:

“E non nasconderti dal tuo Signore che conosce il segreto e ciò che è più nascosto ancora” (Ṭā-Hā 20:7).

L’uomo desidera apparire diverso, essere approvato e compiaciuto, ama il divertimento e spesso lo scambia per vita, mutando e celebrando senza timore, con la carne o con il simbolo, e sfila come se fosse sempre sempre al Carnevale di Venezia.

Ma il Corano ricorda:

“Ogni comunità ha un termine stabilito: quando giunge il loro termine, non potranno neppure ritardarlo di un’ora, né anticiparlo” (Al-A‘rāf 7:34).

Il giudizio non giunge subito non perché Dio sia assente, ma perché la Sua misericordia precede la resa dei conti, e Egli concede tempo affinché l’uomo ritorni, non affinché perseveri nell’errore:

“Chi fa il bene, lo fa a vantaggio della propria anima; chi fa il male, lo fa a danno della propria anima. Il vostro Signore non è ingiusto verso i servi” (Fuṣṣilat 41:46).

Molti affermano di non percepire la presenza di Dio quando hanno bisogno, ma è il travestimento stesso a coprire la sua presenza:

“Non osservate con gli occhi, ma osservate con i cuori” (Al-Ḥajj 22:46).

Poi giunge l’Ora, e l’Ora non chiede permesso: i trucchi cadono e la vista diventa aguzza. Nessun camuffamento potrà essere portato sulla Bilancia, perché le opere saranno deposte una ad una e anche il peso di un granello verrà valutato:

“In quel Giorno, ogni anima vedrà ciò che ha preparato e ciò che ha trascurato” (Az-Zalzalah 99:7–8).

Chi ha costruito sull’apparenza scoprirà di non avere sostegno, e chi ha scambiato la pazienza di Dio per assenza di giudizio comprenderà, troppo tardi, che il tempo concesso era una prova, poiché:

“Egli conosce ciò che è evidente e ciò che è nascosto” (Al-Ḥajj 22:46).

Allora le maschere veneziane, così belle da sfoggiare, ornate d’oro e di colori accesi, inizieranno a sgretolarsi e i pigmenti si mescoleranno finchè muteranno in fango indistinto e ciò che sembrava arte si rivelerà solo un quadro finto. Davanti alla Verità, nel silenzio del Giardino, non restano forme né decorazioni, ma solo ciò che l’uomo ha realmente portato con sé.


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