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Proteggere il Mediterraneo: cosa ci insegna il Corano sulla natura

14 ago
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 19 ago

Ci sono momenti in cui la natura riesce a distogliere la nostra attenzione da tutto il resto. Non servono grandi paesaggi o luoghi spettacolari per spostare il nostro interesse in un`altra direzione. A volte basta sedersi in riva al mare, immergersi nell'acqua cristallina e osservare ciò che accade tra le rocce.

In Tunisia, lungo alcune coste rocciose del Mediterraneo, può capitare di intravedere piccoli granchi uscire lentamente dai loro nascondigli. Si muovono tra i sassi, si fermano e si nascondono nuovamente quando percepiscono un movimento, per poi riafforare dall`uscio quando l`ambiente torna tranquillo.

Per qualcuno si può trattare di una scena insignificante, ma se ci fermiamo davvero a osservare, quella piccola creatura ci ricorda la straordinarietà della vita, presente ovunque.

Tra le rocce apparentemente immobili e fra la plastica gettata ovunque, si svela un mondo da proteggere, un universo che vive nell'acqua. Se ogni creatura ha il proprio spazio, il proprio comportamento, il proprio modo di sopravvivere, davanti a tutto questo dovremmo porci la domanda del perché interferiamo in una dimensione che non abbiamo il diritto di distruggere, ma di contemplare.


Imparare a guardare

Il Corano invita continuamente l'essere umano a osservare la creazione. Non soltanto a guardarla superficialmente, ma a riflettere profondamente sull`esistenza del cielo, sulla vita sulla terra, sugli animali, sulla pioggia, sulle piante e sul mare. Se non riconosciamo i segni divini, non possiamo integrare il rispetto per la Natura.

Forse è proprio questo che accade quando osserviamo un piccolo granchio uscire da una fessura nella roccia. Ci rendiamo conto che non tutto ciò che è importante è grande.

La vita non ha bisogno di attirare la nostra attenzione per avere valore e un piccolo crostaceo che vive fra le rocce fa parte della stessa creazione che ammiriamo ogni giorno.


Una domanda

E allora, mentre guardiamo il mare, possiamo porci una domanda semplice:

Che diritto abbiamo di distruggere ciò che non abbiamo creato?

Una bottiglia di plastica gettata tra le dune di sabbia o sulla spiaggia può sembrare soltanto un rifiuto, ma quella stessa natura è la dimora di piccoli animali.

Quella stessa distesa d`acqua è l'habitat di milioni creature e, allo stesso tempo, un ecosistema.

Ciò che per noi è spazzatura, per la nostra stessa natura è un problema. Rispettare l`ambiente significa imparare a vedere ciò che normalmente non vediamo a prima vista.


La bellezza che non appartiene soltanto a noi

Quando giungiamo davanti a una costa bellissima, pensiamo naturalmente a noi stessi, alla possibilità di fare il bagno, di prendere il sole, di fotografare il paesaggio e trascorrere una giornata piacevole.

Ma quella costa non è stata creata soltanto per il nostro divertimento. I piccoli granchi che si muovono tra le rocce appartengono a quel luogo tanto quanto noi.

Questo non significa che l'uomo non possa fermarsi su promontori o vivere sulle coste, ma deve farlo con misura e responsabilità.


Il vero significato della meraviglia

Forse meravigliarsi davanti alla natura dovrebbe trasformarsi in qualcosa di più della semplice emozione.

Dovrebbe trasformarsi in rispetto.

Se rimaniamo incantati davanti a un mare cristallino, dobbiamo volerlo proteggere.

Se ci emoziona vedere i pesci nell'acqua, dobbiamo preoccuparci dell'inquinamento del mare.

Se ci fermiamo a guardare i granchi uscire dalle rocce, dobbiamo ricordare che anche quel piccolo ecosistema merita di essere preservato.

La bellezza ci mostra il valore e la consapevolezza ci mostra la responsabilità.


Il Creato non è un oggetto

Uno degli errori della società moderna è guardare la natura soprattutto attraverso la sua utilità.

Quanto vale una spiaggia?

Quanto produce?

Quanti turisti può attirare?

Quanto può essere sfruttata?

Ma esiste un'altra domanda:

Quanto vale semplicemente perché è parte della creazione?

Il Corano ci invita a cambiare prospettiva ogni giorno, a riconoscere i segni disseminati nell`universo.

Il mare, le rocce, gli animali, la pioggia e la vegetazione ci invitano alla riflessione e persino un piccolo granchio che scorge da una roccia può diventare, per chi sa osservare, un'occasione per esercitare la gratitudine.


Proteggere ciò che spesso non vediamo

Possiamo vedere una spiaggia sporca, senza scorgere immediatamente tutti gli organismi che vengono danneggiati. Non vediamo sempre ciò che accade sotto la superficie, né le conseguenze ne che possono derivare negli anni successivi.

Proteggere il mare significa anche proteggere quella vita silenziosa che esiste tra le rocce, sotto la sabbia e nell'acqua.

I granchi non possono parlare per difendere il proprio habitat.

Possiamo però scegliere di farlo noi.


Una responsabilità davanti ad Allah/Dio

Per ogni musulmano (ovvero una persona che riconosce l'unicità di Dio e cerca di vivere secondo la Sua guida), questo affidamento assume un significato ancora più profondo. Allah ci ha affidato una Terra ricca di vita.

Il Corano ci mette in guardia dalla corruzione della terra e del mare e ci invita a non eccedere. La natura non è soltanto qui per ammirare, ma una responsabilità vera e propria.

Per questo, davanti al mare tunisino e a tutti gli altri, possiamo immergerci nell`acqua cristallina, lasciarci trascinare dalle onde, osservare i piccoli molluschi che riaffiorano dalle rocce e ricordarci che non siamo gli unici abitanti di questo mondo, ma parte della creazione.

E proprio perché abbiamo la capacità di modificare profondamente ciò che ci circonda, abbiamo anche una responsabilità maggiore nel proteggerlo.

La prossima volta che vedremo un piccolo granchio uscire da una roccia, forse potremo fermarci qualche secondo in più.

Non per catturarlo o disturbarlo, ma per guardarlo.

E forse, in quel piccolo movimento tra gli scogli, potremo ricordare che la creazione è molto più grande di noi.

Il mare non è soltanto un luogo da visitare, ma soprattutto un mondo da rispettare.

Ogni creatura che incontriamo, anche la più piccola, ci ricorda che quel mondo ci è stato affidato.

Un appello ai governi

Ma la responsabilità non può ricadere soltanto sui cittadini.

Ai governi chiediamo di fare di più. Il Mediterraneo è un patrimonio naturale che appartiene alle generazioni presenti e future e non possiamo proteggerlo soltanto con la buona volontà dei singoli. Servono leggi più severe contro l'abbandono dei rifiuti e l'inquinamento, controlli più efficaci, sanzioni realmente applicate e investimenti concreti nella raccolta, nella riduzione e nel riciclo della plastica.

Chiediamo inoltre di proteggere maggiormente le coste e gli ecosistemi marini e di responsabilizzare le aziende che producono e utilizzano grandi quantità di plastica.

Non possiamo continuare a chiedere alla natura di sopportare ciò che la nostra società produce.

Proteggere il Mediterraneo significa proteggere la vita che lo abita, le comunità che ne dipendono e il futuro di chi verrà dopo di noi.

Ai governi chiediamo coraggio, responsabilità e azioni concrete.

Il Mediterraneo non ha bisogno soltanto di essere ammirato.

Ha bisogno di essere difeso.

 

 
 
 

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