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Simmetrie e orbite: scienza del cerchio nella prospettiva coranica

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 30 nov 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 2 mar

«Egli è Colui che ha creato la notte e il giorno e il sole e la luna, ciascuno naviga in un’orbita.» Surah Al-Anbiya (21:33)


La provvidenza e il sostegno di Al-Muqīt possono essere simbolicamente rappresentati da un cerchio, figura di perfezione e completezza. Proprio come un cerchio non ha né inizio né fine, così l’azione di Al-Muqīt si manifesta in ogni momento della vita, in ogni creatura e in ogni aspetto dell’universo. Ogni punto del cerchio dipende dagli altri per mantenere l’equilibrio: allo stesso modo, tutte le forme di vita ricevono nutrimento, protezione e guida, fisica, emotiva e spirituale, in misura perfetta e al momento giusto. Il cerchio diventa così un potente simbolo del sostegno continuo, dell’armonia e della connessione universale garantiti da Al-Muqīt.

Il cerchio, visibile e invisibile, attraversa l’intera realtà. Dalla microfisica a macrocosmo, dalla biologia alla spiritualità, dall’arte alla cosmologia, esso rappresenta ciclicità, centralità, equilibrio e armonia ma al contempo anche L’illusione, attraverso un ciclo infinito, quasi ipnotico, in grado di ingannare la nostra percezione del movimento e del progresso. Osservando un vortice, seguendo una spirale o mescolando pigmenti con movimenti circolari, si crea l’impressione di un cambiamento, eppure, tutto ritorna a punto di partenza. Sembra che tutto avanzi, ma rimaniamo intrappolati nella nostra forma.

Nel corpo umano, la circolarità si manifesta nei ritmi vitali e nelle strutture anatomiche. Il cuore pulsa in circuiti chiusi, i polmoni seguono cicli respiratori regolari, i ritmi circadiani scandiscono il sonno e la veglia, e ogni articolazione segue traiettorie articolari ottimizzate per efficienza e stabilità. Questi cicli biologici, pur perfetti, possono generare illusioni se percepiti come linee di progresso lineare; orbitare attorno a desideri e abitudini senza trovare il centro della propria coscienza produce un movimento vuoto, apparentemente ordinato ma privo di significato reale.

Il mondo naturale, e in particolare i giardini, offre una metafora vivente della circolarità e dell’ordine. Nei giardini progettati secondo principi armonici, i sentieri curvi, i cerchi di piante e i laghetti rotondi replicano schemi di equilibrio cosmico. Ogni pianta, ogni fiore, ogni elemento del paesaggio obbedisce a ritmi ciclici: germinazione, fioritura, fruttificazione e decadimento costituiscono un ciclo perfettamente integrato nell’ecosistema. Muovere il pennello in piccoli cerchi per fondere i colori riproduce in scala microcosmica ciò che accade nei giardini e nella natura: elementi distinti si uniscono in armonia visiva e funzionale, evocando la simmetria universale.

Anche nel cosmo, la circolarità governa strutture e fenomeni estremi. I dischi di accrescimento attorno ai buchi neri formano vortici di materia che orbitano verso il centro gravitazionale, mentre l’orizzonte degli eventi definisce un limite sferico oltre il quale nulla può sfuggire. La luce piegata dai fenomeni di lente gravitazionale crea cerchi visibili, manifestazione tangibile della geometria dello spazio-tempo. Le orbite planetarie, il moto degli elettroni intorno al nucleo atomico e le galassie spiraliformi sono tutti esempi di circolarità ordinata, che dimostrano come il principio del cerchio sia onnipresente e regolato da leggi naturali precise.

Nel Corano, la circolarità assume anche valenza spirituale. Ogni creatura glorifica Dio attraverso il proprio moto, come un gigantesco Tawaf cosmico (Surah An-Nur 24:41; Surah Al-Anbiya 21:33). Il Tawaf umano, compiendo sette rivoluzioni attorno alla Kaaba, manifesta concretamente questo principio: il credente pone Dio al centro della propria vita, orbitando intorno al divino, come tutte le creature orbitano nell’ordine cosmico. La ripetizione dei sette giri non è rituale vuoto: è percorso di perfezione, richiamo simbolico alla completezza del numero sette e all’armonia universale.

L’arte e la pratica dei colori riflettono la stessa logica: il movimento circolare del pennello permette di fondere pigmenti distinti, creando sfumature armoniose che replicano in piccolo la perfezione dei cicli naturali e cosmici. Nei mandala indiani, nei simboli sciamanici o nei rituali cristiani, il cerchio diventa strumento di contemplazione e di connessione tra microcosmo e macrocosmo, tra materia e spirito, tra il sé e l’universo.

Integrando la metafora del giardino, il cerchio diventa anche simbolo di vita e rigenerazione. Le piante seguono cicli naturali, i sentieri curvi guidano il visitatore attorno a un centro visivo o spirituale, e il giardino stesso diventa microcosmo dell’universo: un luogo dove ordine, bellezza e armonia sono percepibili in forma concreta. Qui, come nel Tawaf, esiste un centro reale intorno al quale tutto ruota, e la percezione delle relazioni tra gli elementi diventa esperienza conoscitiva e spirituale.

In conclusione, il cerchio non è solo forma: è legge universale, principio integratore, metafora e realtà insieme. Dal battito del cuore ai dischi di accrescimento, dai ritmi circadiani al movimento dei pianeti, dai mandala ai giardini progettati, dai pennelli che mescolano pigmenti al Tawaf umano, ogni cerchio racconta la stessa storia: esiste un centro, esiste ordine, esiste armonia. Riconoscere il centro significa distinguere tra illusione e realtà, tra movimento vuoto e progresso autentico, tra caos apparente e legge invisibile dell’universo. Il cerchio è il respiro nascosto del cosmo, la mappa invisibile della vita, e la chiave per percepire l’unità tra materia, spirito, natura e arte.


Al-Muqīt — Il Sostenitore e il Provvidente di ogni cosa.


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