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Il giardino è un’edicola speciale

  • 19 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Dove la verità non si impone, ma si sceglie

Dall’erba limoncina alla menta, dal timo al tarassaco, dalla melissa alla rosa. Algoritmi naturali, luce naturale, creazioni naturali.

Il giardino è una progettazione che favorisce il benessere: una finestra aperta su un mondo governato da regole differenti. Parlare di regole significa ricordare che l’essere umano appartiene alla natura e che spingerlo a essere ciò che non è rischia di soffocare quella creatività innata che costituisce una delle sue caratteristiche più profonde.

Il colore, la luce, la musica, i fiori e le parole rappresentano forme essenziali dell’esperienza umana. Se l’uomo fosse privo di emozioni, non cercherebbe di creare design sempre più sofisticati, stili sempre più complessi o nuove melodie. La necessità di emozionarsi è alla base di molte invenzioni contemporanee: lampade “nomadi”, lettini “prendisole”, abitazioni “senza confini”. Oggetti e spazi che testimoniano il desiderio costante di dare forma a sensazioni, aspirazioni e modi diversi di abitare il mondo.

Esiste un design che non si limita alla funzionalità, ma che invita, sorprende e si distingue in una realtà sempre più standardizzata. In questo senso, il giardino rappresenta una delle espressioni più complete di tale ricerca.

Il giardino offre ciò che sfugge alle semplificazioni. È un mondo complesso che può apparire, talvolta, ingiusto o discriminatorio, poiché non tutto sopravvive. Di fronte a questa evidenza emerge spesso l’impulso di intervenire, di correggere e di modificare. Eppure anche l’essere umano non è altro che una presenza temporanea in un campo vastissimo chiamato mondo, destinata a ritornare alla terra.

«Da essa (la terra) vi abbiamo creati, in essa vi faremo ritornare e da essa vi faremo uscire un'altra volta.»(Corano 20:55)

Il Corano ricorre frequentemente anche all’immagine della terra arida che ritorna alla vita grazie alla pioggia:

«E tra i Suoi segni c'è che tu vedi la terra inaridita; poi, quando facciamo scendere su di essa l'acqua, si anima e si rigonfia. Colui che la ridà alla vita è certamente Colui che ridarà vita ai morti.»(Corano 41:39)

Il giardino può essere considerato un’edicola speciale. Un luogo nel quale si trovano risposte diverse alle domande più complesse, scegliendo ogni giorno quale storia osservare, quale lezione accogliere, quale prospettiva approfondire. Nessuna stagione racconta la stessa storia e nessun fiore ripete esattamente il precedente.

Come una comunità viva, il giardino permette l’incontro tra realtà e immaginazione. È una composizione che coinvolge tutti i sensi e tutte le emozioni, un equilibrio tra ordine e spontaneità.

Possiede una propria logica, spesso difficile da accettare. Quando una pianta muore non viene celebrato alcun funerale: la sua scomparsa è parte di un processo naturale. Una visione che trova corrispondenza nella concezione coranica della vita come passaggio e trasformazione continua. Nessun addio spettacolare, nessuna competizione per lasciare il segno attraverso la ricchezza o il prestigio. Il valore della vita non è determinato dal giudizio umano.

Per questo la natura continua a interrogare e a inquietare. Mostra costantemente quello spazio intermedio, quel "vedo e non vedo" che sfugge al controllo e mette in discussione la pretesa di possedere tutte le risposte.

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale si presenta come uno strumento sempre più efficiente, accessibile e rassicurante, esiste il rischio di affidarsi esclusivamente a sistemi che restituiscono risposte immediate. Così facendo, si potrebbe dimenticare che la conoscenza nasce anche dall’osservazione, dall’attesa, dall’incertezza e dalla pluralità degli sguardi.

Il giardino diventa allora una scuola di libertà. Un’edicola di risorse, temi e colori che offre la possibilità di costruire una propria interpretazione della vita e del mondo.

Anche il Corano invita continuamente alla riflessione, alla contemplazione e allo studio attraverso l’osservazione di ciò che vive dentro e fuori l’essere umano.

Le regole non sono necessariamente dei limiti. Possono essere strutture che consentono alla vita di svilupparsi armoniosamente. Un giardino non cresce nel caos assoluto: ogni pianta segue i propri principi biologici e proprio grazie a essi può fiorire.

Per questo molti filosofi distinguono tra regole che opprimono e regole che rendono possibile la crescita. Come gli argini permettono a un fiume di scorrere, alcune regole consentono alla libertà di esprimersi senza disperdersi.

Esistono regole universali che nessuna cultura e nessuna tecnologia possono abolire: la nascita e la morte, il cambiamento, la diversità, la relazione tra causa ed effetto. Il resto è interpretazione, adattamento e dialogo con il tempo in cui si vive.

In una prospettiva futura, anche il rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale potrebbe essere fondato su regole componibili: flessibili, versatili e capaci di adattarsi a contesti differenti, piuttosto che su rigide contrapposizioni tra giusto e sbagliato.

Il giardino insegna che esistono molte esigenze, molte soluzioni e molti modi di stare al mondo.

E il Corano non invita nessuno a diventare ciò che non è, ma a rispettare la diversità e a cercare la verità. Una ricerca che può esistere soltanto laddove esiste la possibilità di scegliere, proprio come in un’edicola, cosa raccogliere e cosa leggere.

Quando una risposta viene imposta e la ricerca viene sostituita dalla certezza, si perde quella libertà di scelta che rende possibile la conoscenza.


 

 
 
 

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