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Il tempo del cavolfiore

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 21 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Quest’anno, nel mio orto, cresceva un cavolfiore bianco e compatto, ai margini silenziosi del giardino. Era attaccato alla terra, avvolto da grandi foglie verdi che lo custodivano dal vento freddo. Ogni giorno alzava lo sguardo al cielo e si domandava perché fosse nato proprio lì, mentre intorno a lui altre piante offrivano fiori accesi o frutti dolci.

Il vento, che ama attraversare i filari, portava con sé racconti di luoghi lontani. Il cavolfiore li ascoltava in silenzio, chiedendosi, nel profondo, quale fosse il suo valore. Nessuna risposta giungeva, eppure la terra continuava a nutrirlo, l’acqua lo raggiungeva sempre al momento giusto, e il sole non cessava di sfiorarlo con la sua luce. Tutto seguiva un ordine invisibile e preciso.

Un giorno ho deciso di raccoglierlo, quasi senza pensarci, e l’ho deposto nel mio cestino.

Tuttavia, mentre camminavo, qualcosa in me si è incrinato. Era come se lo avessi strappato alla terra troppo presto, o come se il mio cuore esitasse, perché era così perfetto, così insolitamente bello. Eppure l’ho cucinato, donandogli la stessa attenzione riservata a ogni cibo, e ho ringraziato il Creatore per quel nutrimento arrivato anche a dicembre. In quell’istante è riaffiorata una verità antica: nulla è creato senza scopo, e ogni dono chiede responsabilità.

Trasformato in un piatto semplice che ha sfamato la mia famiglia, senza parole solenni né gesti rituali, è nata una consapevolezza silenziosa. Forse anche il cavolfiore ha compreso che il valore non risiede nell’apparire grandi o importanti. Se avesse avuto voce, avrebbe sussurrato ciò che la saggezza insegna da sempre: che l’umiltà avvicina alla verità, che la pazienza matura i suoi frutti, e che anche l’esperienza più piccola, se accolta con gratitudine, trova il suo posto nell’equilibrio del mondo.

E così, quando il vento torna a soffiare sull’orto, sembra ancora raccontare la storia di quel cavolfiore che cercava il suo senso e lo ha trovato nel servizio, riconoscendo che nulla vive senza significato e che ogni vita, dolcemente, ha il suo termine.


Sura Al-A‘rāf (7:34)“Ad ogni comunità è stato fissato un termine; quando giunge il loro tempo, non possono né anticiparlo di un’ora né ritardarlo.”

Sura Ar-Ra‘d (13:38)“Ogni cosa ha un termine stabilito da Allah.”

Sura At-Talāq (65:3)“Allah ha fissato una misura per ogni cosa.”


Ogni cosa ha il suo tempo: come dice il Corano, la Bibbia e la Bhagavad-gītā, nulla accade fuori dal momento stabilito da Dio o dal flusso del cosmo. La Torà, il Tao, il Sikhismo, il Buddhismo e l’Animismo ci ricordano che ogni nascita, ogni incontro e ogni ciclo della natura ha il suo ritmo sacro.

Se impariamo ad accogliere il presente con gratitudine e rispetto, comprendiamo che ogni vita e ogni evento hanno significato. Vivere in armonia con il tempo è il primo passo per coltivare la pace, quella pace che attraversa fedi, culture e cicli della Terra, unendo i cuori in un unico respiro universale.



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