- Nora Amati

- 29 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Percezione, illusioni e conoscenza tra scienza e interiorità
Ho trasformato la luce in pensieri. Ogni giorno che il sole mi abbaglia, nascono nuove parole.
Oggi è uno di quei giorni in cui i raggi del sole irradiano il lago, facendo sembrare le onde metafisiche. Tutto, per me, è metafisico: le nuvole sparpagliate come pecorelle dimenticate nel cielo, le macchie che l’ombra delle nuvole disegna sulle montagne verdi. Quando una mente è metafisica, tutto ciò che non lo è annoia.
Vi riconoscete in questa caratteristica? Probabilmente no. Dovreste già essere esseri di Luce. Oggi li chiamano starseed, ma forse gli starseed sono semplicemente coloro che, come me, trasformano la luce in pensieri.
Le maschere della sopravvivenza
Per sopravvivere in questo mondo ho dovuto riorientarmi molte volte, trasformarmi in ciò che non sono, indossare maschere diverse. A scuola cantavamo: “È un mondo difficile, felicità a momenti”. Ma è davvero così?
Ci hanno trasmesso un’idea distorta della felicità, rendendola dipendente dalle persone, dal consumo, da tutto ciò che le somiglia solo superficialmente. La felicità, invece, si basa sulla razionalità: sul vedere chiaramente la realtà.
Trasformare la luce in pensieri significa lasciar filtrare solo ciò che merita di emergere. Perché solo ciò che si trasforma è, alla fine, vero. Sembra un paradosso, ma non lo è: ciò che non riesce a elevarsi oltre la materia non è un’intenzione abbastanza forte da meritare di realizzarsi.
Le onde come illusione
Se osservi a lungo le onde del lago o del mare, ti accorgi che sono anch`esse illusioni ottiche: esistono e si muovono davvero solo quando concedi loro attenzione. La realtà, spesso, funziona allo stesso modo.
La camera oscura: dove scienza e intuizione si incontrano
Questo pensiero mi ha condotto alla camera oscura, dispositivo scientifico studiato e perfezionato dagli studiosi arabi, in particolare da Ibn al-Haytham (Alhazen) nel X secolo. In una stanza buia, un piccolo foro lascia entrare la luce, proiettando un’immagine capovolta sulla parete opposta.
Questa scoperta rivoluzionò la comprensione della visione: la percezione non è un processo passivo. L’immagine non è “nell’occhio”, ma nasce dall’interazione tra luce, spazio e struttura visiva.
Anche le onde sono manifestazioni temporanee di luce, percepibili solo quando mente e attenzione sono allineate.
La psicologia moderna lo conferma. Secondo la teoria della Gestalt, il cervello completa forme incomplete, interpreta schemi, costruisce coerenza anche dove non ce n’è. Quando la realtà è ambigua, la mente crea un’illusione convincente — e quell’illusione diventa esperienza.
Luce e cuore: percezione e spiritualità
La dimensione spirituale amplia ulteriormente questa riflessione. Nel Corano, la Sura An-Nur descrive Allah come “la Luce dei cieli e della terra”, suggerendo che la vera conoscenza vada oltre il semplice vedere fisico. In Al-Baqara si afferma che non sono gli occhi a essere ciechi, ma i cuori.
Comprendere, quindi, non è solo percepire: è un atto interiore. Come nella camera oscura, dove l’immagine emerge lentamente dall’oscurità, anche la mente ha bisogno di tempo e silenzio per sviluppare conoscenza.
Le illusioni non sono semplici errori. Sono strumenti che ci mostrano come funziona la percezione e ci insegnano che ciò che appare non coincide sempre con ciò che è.
Le illusioni della mente come soglie
Le onde, le macchie sulle montagne, sono tutti segni, enigmi che invitano a interrogare la percezione.
La mente interpreta, anticipa, colma i vuoti, costruisce significato. In questo senso, le illusioni ottiche non sono inganni, ma soglie: punti di passaggio tra ciò che crediamo di vedere e ciò che possiamo imparare a comprendere.
Osservare diventa così un atto di ricerca. Come un esperimento scientifico, richiede attenzione, apertura e la capacità di mettere in discussione l’ovvio. È in questo spazio che scienza, mente e riflessione interiore si incontrano.
Tra luce, ombra e mistero
La percezione è sempre un intreccio di realtà esterna e costruzione mentale. Le scoperte di Ibn al-Haytham ci insegnano che la luce, da sola, non basta: è la struttura che le dà senso. Allo stesso modo, la mente interpreta i dati sensoriali e li trasforma in conoscenza.
Le tradizioni spirituali ci ricordano che vedere non significa comprendere completamente. Le illusioni ottiche e le apparizioni fugaci non sono errori da evitare, ma occasioni per esplorare i limiti — e la potenza — della mente umana.
La realtà non si offre mai tutta insieme. Si sviluppa lentamente, come un’immagine nella camera oscura: tra luce e ombra, presenza e assenza, verità e apparizione.
E forse è proprio questo il suo dono più grande.


