- Nora Amati

- 24 ore fa
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L’Islam si comprende pienamente nella misura in cui viene praticato. Non si tratta di un sistema teorico da osservare dall’esterno, bensì di un’esperienza incarnata che rivela il proprio significato attraverso l’azione. Non è un caso che molti si avvicinino alla pratica del Ramadan per semplice curiosità e ne escano trasformati, percependone gli effetti tanto sul piano fisico quanto su quello spirituale. L’esperienza diretta del digiuno rende evidente ciò che spesso viene dimenticato: il nostro percorso terreno è un viaggio eminentemente corporeo. È attraverso il corpo che ci muoviamo, che interagiamo con l’energia che sostiene l’ambiente, che abitiamo lo spazio e il tempo.
La spiritualità non è evasione dal corpo, ma dimensione ulteriore che lo avvolge e lo attraversa, come un’aura che conferisce senso all’esperienza materiale. L’Islam viene sovente ridotto a un insieme di norme e prescrizioni; tuttavia, tali prescrizioni costituiscono in realtà un insieme coerente di istruzioni per orientarsi nell’esistenza. L’essere umano accetta senza esitazione le indicazioni d’uso di qualsiasi strumento tecnologico, ma mostra resistenza di fronte alle istruzioni del proprio Creatore. Da un punto di vista razionale, la coerenza di questa guida appare difficilmente contestabile.
Durante il Ramadan questa verità si manifesta con particolare nitidezza. Il digiuno riporta l’attenzione sull’involucro corporeo: sulle mani e sui piedi, sullo stomaco e sulla schiena, sugli occhi e sull’intero scheletro. Non si tratta di una pratica volta all’affaticamento, bensì di un esercizio di consapevolezza. Più la pratica si consolida, più emerge la comprensione che il corpo costituisce una veste temporanea dell’essere autentico. L’astensione prolungata da cibo e acqua non impoverisce l’individuo, ma lo rende consapevole delle proprie facoltà: vista, udito, olfatto, tatto e gusto, insieme a quella dimensione interiore che consente di trascendere la mera fisicità e orientarsi verso Dio.
I raccomandamenti del Corano possono essere letti anche alla luce di una sostenibilità scientifica, poiché promuovono equilibrio, moderazione e armonia. L’Islam si configura pertanto come una guida universale, destinata all’umanità nel suo complesso. La lettura frammentaria di singole sure, isolata dal contesto della Rivelazione, conduce a interpretazioni superficiali e distorte; al contrario, l’insieme del testo sacro preserva un principio di equilibrio e stabilità che attraversa i secoli.
Praticare significa permanere sulla retta via, educare la sensibilità, interiorizzare la coscienza della propria temporaneità. L’essere umano è destinato a lasciare questa dimensione: il corpo tornerà alla terra, mentre ciò che rimarrà saranno le tracce delle azioni compiute, le vibrazioni positive o negative immesse nel tessuto dell’universo. La responsabilità non è esclusivamente individuale; essa assume una dimensione collettiva. Un quadro non può reggersi se non è sostenuto da tutte le sue angolature: così anche l’equilibrio sociale dipende dalla stabilità dei singoli.
Il digiuno islamico, lungi dall’essere una mera prescrizione rituale, costituisce uno strumento di riequilibrio integrale della persona. Una persona interiormente stabile contribuisce alla stabilità dell’ambiente che la circonda. L’Islam viene studiato nelle università sotto il profilo storico, evolutivo e sociopolitico; meno esplorata rimane la sua dimensione scientifico-spirituale, che da secoli attraversa le sue pratiche e le sue istituzioni. Oggi, con oltre due miliardi di fedeli, esso continua a esercitare un’influenza significativa su un Occidente che ancora si interroga sulle questioni fondamentali dell’esistenza: perché siamo qui?
Mentre milioni di persone digiunano, altri cercano forme di intossicazione per non confrontarsi con quella stessa interiorità che potrebbe costituire il fondamento di una convivenza più sobria e consapevole. Il digiuno, in questa prospettiva, non è privazione ma elevazione: un ritorno all’essenziale che consente di preservare l’essere e di orientarlo verso una dimensione più alta.



