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Dio non ha creato l’ arte: ha creato l’essere umano

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 19 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Un giorno un amico mi disse che nella vita bisogna sempre reinventarsi. All’epoca sembrava una frase come tante, oggi invece appare quasi una necessità. Viviamo in un tempo in cui la tecnologia ci accompagna – e talvolta ci spinge – a creare qualcosa di nuovo. Molti mestieri decadono, altri si trasformano, e ci troviamo immersi in un’epoca in cui la creatività sembra infinita, perché abbiamo iniziato ad esplorare altre dimensioni della mente, rendendoci conto che possiamo trasformare un solo pensiero in un risultato concreto. Se da un lato esiste il rischio tecnologico, con l’automazione, la perdita di certezze e la velocità che ci supera, dall’altro la tecnologia rappresenta un aiuto concreto, soprattutto per chi vive una disabilità o una condizione di fragilità. È una lama a doppio taglio, come ogni grande cambiamento, ma anche una possibilità reale di inclusione e rinascita.


Il tempo sospeso che ci ha costretti a guardarci dentro

Il concetto di “reinventarsi” ha trovato terreno fertile durante il periodo del Covid. Il mondo si è fermato e, con esso, anche molte delle nostre abitudini. Quel tempo sospeso ha aperto una nuova finestra: più spazio per riflettere, per pensare, per immaginare nuovi modi di vivere. Nuovi lavori, certo, ma anche nuove priorità, nuovi ritmi interiori e possibilità che prima non esistevano.

Per molto tempo la società ha imposto standard rigidi e percorsi lineari. Dalla rivoluzione industriale fino all’era contemporanea, ci è stato insegnato a seguire una traiettoria precisa. Oggi, però, il mondo non funziona più così. La realtà è frammentata, mutevole, e richiede un adattamento continuo. In questo scenario, la creatività non è un lusso, ma una risorsa interiore.


La creatività come trasformazione del sé

La creatività non riguarda solo l’arte o l’innovazione tecnologica. È, prima di tutto, la capacità di immaginarsi diversi. Possiamo trasformarci come camaleonti, assumere colori nuovi, cambiare prospettiva. Ma questo processo è anche una prova: ci mostra quanto sia ampia la nostra mente e ci fa scoprire “emisferi” interiori che non abbiamo mai esplorato prima.

Oggi sappiamo che esistono molti modi di pensare e interpretare il mondo, e di essere. Il confronto diventa allora fondamentale. Il Corano stesso invita a conoscersi gli uni con gli altri, a scambiarsi idee rimanendo nel lecito, riconoscendo nella diversità un’occasione di crescita e non una minaccia.


L’illusione, le maschere e il vuoto contemporaneo

Sappiamo anche che la vita è un’illusione. Fin da bambini impariamo a essere teatrali: indossiamo maschere per raggiungere i nostri scopi, per proteggerci, per non apparire troppo sensibili. L’ansia contemporanea nasce spesso da un senso di vuoto che non è solo mancanza, ma percezione: la consapevolezza che qualcosa ci sfugge.

In una prospettiva spirituale, le perdite non sono solo privazioni, ma preparazione. Dio ci mette alla prova affinché non arriviamo impreparati all’ultimo giorno. Perché quel giorno arriverà. E il vero lavoro, nel frattempo, è imparare a rimanere tranquilli, presenti e radicati, sfruttando le nostre capacità cognitive per mantenerci in equilibrio.


Noi siamo il pennello

La creatività aiuta a vedere il mondo per quello che è: un grande pasticcio da cui sembra non esserci uscita, ma che può sempre essere ridisegnato. Noi siamo il pennello e ogni secondo possiamo aggiungere o togliere del colore, o mischiare gli elementi, dipingendo la nostra tela in base all’umore, alle scelte e alle intenzioni. Possiamo correggere, cancellare e riprovare.

Reinventarsi è una parabola. Può significare creare un nuovo lavoro, adattarsi per sopravvivere o semplicemente costruire una nuova identità interiore. Se vuoi essere una persona più gentile, puoi diventarlo. Se vuoi iniziare a pregare, puoi riuscirci. Se oggi ti guardi allo specchio e scegli di vederti diverso, allora lo sarai.


La migliore versione di sé

Il messaggio finale è semplice e profondo: cerca sempre di essere la migliore versione di te stesso/a. Dipingi la tua anima con i colori dell’universo e scoprirai che siamo tutti, in fondo, un po’ alieni.

Il Creatore ha “realizzato” l’essere umano come una creatura capace di porsi domande, di dubitare e di cercare senso. L’essere umano è “perfetto” non perché non sbaglia, ma perché è capace di cambiare, di creare significato e di pensare. Ed è forse proprio questa inquietudine creativa il dono più grande che ci è stato dato.


 

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