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La Nebensache che reggeva il Cielo

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

L’uomo avanzava nella vita come chi attraversava una terra nuova, i cui continenti non avevano ancora un nome e gli oceani non sapevano di essere immensi contenitori di acqua. Ogni giorno, portava con sé una cartina arrotolata, ma non la apriva mai del tutto: la vita gli aveva insegnato che guardare troppo presto il disegno poteva accecare. Ciononostante, ringraziava anche quando non capiva, soprattutto quando nulla era chiaro, come se avesse intuito una regola antica: ogni volta che una frattura si apriva nella sua esistenza, altrove, nello stesso istante, qualcosa nasceva. Non come compensazione, ma come una simmetria divina architettata con una precisione incontestabile.

Un giorno, incontrò due anime nello stesso tempo, come due stelle sorte nella medesima notte. Le frequentò entrambe, le ascoltò, le fece entrare nei suoi giorni con uguale intensità, ma una brillava di più, sembrava necessaria, inevitabile, fondamentale. L’altra era silenziosa, quasi una nota marginale, una Nebensache, qualcosa che si annota ai margini di un libro e poi si dimentica.

Quando la stella più luminosa scomparve, il cielo crollò.

L’uomo conobbe la disperazione vera: quella che non urla, ma svuota. Quella che ti fa dubitare del disegno e ti fa credere che Dio abbia distolto lo sguardo. Si perse in un tempo senza direzione, convinto che ciò che era andato via fosse ciò che avrebbe dovuto restare. Solo più tardi comprese l’inganno.

La stella rimasta, quella che non aveva mai preteso attenzione, era sempre stata lì, non per brillare, ma per reggere il cielo. In quel momento il continente si assestò, le faglie si chiusero e la mappa cominciò a parlare.

Fu allora che accadde il segno.

Un libro cadde dall’universo. Non per incuria, non per caso, ma come cadono i meteoriti che hanno atteso abbastanza.

Era un Corano. Per anni sconosciuto, muto e invisibile. Lo raccolse, e nel silenzio sentì qualcosa spezzarsi e ricomporsi allo stesso tempo. Rimasero davanti a lui il libro e l’anima che glielo aveva donato, quella che aveva sempre considerato secondaria. Ora, appariva come messaggero inconsapevole, custode di una verità che non poteva essere compresa prima.

In quel momento l’uomo capì che Dio salva chi lo cerca, ma non lo fa seguendo le linee convenzionali, ma attraverso curve, attese, e sottrazioni.

Ciò che va via non è punizione e ciò che resta non è un premio.

La vita non è una successione di eventi, bensì un quadro che si rivela solo dopo che i continenti hanno smesso di muoversi e quando il dolore ha finito di scolpirli. Allora l’uomo ha imparato a ringraziare anche per ciò che lo ha spezzato.

Alla fine del cammino, che non era una fine ma una soglia, l’uomo srotolò la carta e vide lo schema completo. Ogni perdita era stata una strada e ogni assenza una nuova direzione. Ogni “errore”, una penna invisibile che lo aveva guidato dove doveva arrivare.

E capì che il disegno non era davanti a lui, ma lui stesso il protagonista del dipinto.

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