Maria e Gesù nel Corano
- Nora Amati

- 15 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 9 feb
Nel corpus coranico, Maria (Maryam) occupa una posizione di rilievo non solo come madre del profeta ʿĪsā (Gesù), ma anche come paradigma universale di virtù, devozione e coraggio. L’intera Sura Maryam (19) le è dedicata, fornendo una narrazione completa della sua nascita, della sua educazione spirituale e del miracolo della nascita virginale di ʿĪsā. Nei versetti 16-19, il Corano enfatizza la purezza e la scelta divina di Maria, sottolineando come la vicinanza a Dio derivi dalla devozione interiore e dalla rettitudine morale piuttosto che dai soli atti esteriori (Q 19:16-19).
La narrazione della nascita di ʿĪsā a Betlemme, condivisa nella tradizione cristiana e citata indirettamente nel Corano (Q 19:22-25), simboleggia speranza e luce spirituale per l’umanità, fungendo da ponte simbolico tra le tradizioni religiose abramitiche.
Il Corano formula principi universali di giustizia e uguaglianza. La rettitudine morale e il rispetto verso gli altri costituiscono criteri essenziali per la legittimità della fede, indipendentemente dalla religione o dall’origine etnica. Versetti come:
“O voi che credete! Siate giusti: Dio ama i giusti.” (Q 49:9)
“Non vi è privilegio di razza o tribù davanti a Dio: il più nobile tra voi è il più pio.” (Q 49:13)
evidenziano che la vera piety si misura nella condotta etica e nella compassione verso il prossimo, principi condivisi da molte tradizioni religiose.
Il Corano riconosce esplicitamente la gente del Libro – cristiani ed ebrei – come destinatari di rispetto e interlocutori nel dialogo religioso. Versetti chiave includono:
“Non discutete con la gente del Libro se non in maniera migliore” (Q 29:46)
“O gente del Libro! Venite a una parola comune tra noi e voi: non adoriamo se non Dio, e non associamo nulla a Lui” (Q 3:64)
Tali indicazioni sottolineano l’importanza del confronto rispettoso e della ricerca di una base comune, promuovendo convivenza pacifica e cooperazione tra comunità religiose diverse.
A tal riguardo, è significativo ricordare che già nel 1974 Papa Paolo VI istituì formalmente la Commissione per le Relazioni Religiose con i Musulmani presso il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, promuovendo un canale istituzionale di confronto e conoscenza reciproca tra cattolici e musulmani. Tale iniziativa testimonia come, anche di fronte a differenze teologiche profonde, fosse possibile stabilire relazioni rispettose e costruttive tra le due comunità, gettando le basi per un dialogo interreligioso duraturo e formalizzato a livello ecclesiastico.
Maria e la gente del Libro, come delineato nel Corano, sono quindi simboli di virtù universali: purezza, devozione, giustizia, dialogo e rispetto reciproco. La centralità di tali figure invita i credenti a una spiritualità attiva, capace di promuovere pace, comprensione e armonia nella società contemporanea. In questo contesto, la condivisione culturale di feste e simboli religiosi diventa un mezzo concreto per tradurre valori spirituali in pratiche quotidiane di tolleranza e convivenza.
Come ricordava Martin Luther King Jr.: “La fede è fare il primo passo, anche quando non vedi l’intera scala.” Fare il primo passo verso la conoscenza dell’altro, dell’altro credo e dell’altra cultura, è essenziale per costruire ponti di comprensione duratura tra comunità e generazioni.
Esempi Storico-Culturali di Interreligiosità
La Siria storicamente rappresentava un laboratorio di convivenza interreligiosa. Le città di Damasco, Aleppo e Homs hanno ospitato per secoli comunità musulmane, cristiane, ebraiche e druse, condividendo spazi culturali, pratiche rituali e festività. La cittadina di Maloula, situata tra le montagne a nord-est di Damasco, conserva la lingua aramaica, lingua di Gesù, e testimonia la coesistenza di chiese, monasteri e comunità musulmane, evidenziando una storia di dialogo e scambio culturale duratura. Tuttavia, le vicende politiche recenti hanno drasticamente compromesso questa tradizione, dimostrando che la rottura della convivenza non è il frutto della religione, ma della manipolazione politica. L’analisi storica del Novecento, inclusi i processi di Norimberga, evidenzia chiaramente che il dominio sui popoli si realizza attraverso confusione, divisione e strumentalizzazione del potere, non mediante la fede religiosa. In questo contesto, la religione continua a essere veicolo di identità e coesione, mentre è la politica a generare disordine e conflitto.
Convergenza di Valori tra Diverse Tradizioni
Il Ramadan e il Natale, pur appartenendo a tradizioni religiose differenti, condividono valori fondamentali: disciplina, riflessione e solidarietà per il Ramadan; generosità, gioia e speranza per il Natale. Entrambe le ricorrenze rappresentano opportunità per aprire il cuore al prossimo, superare barriere culturali e costruire ponti di comprensione.
Maria e la gente del Libro, come delineato nel Corano, sono quindi simboli di virtù universali: purezza, devozione, giustizia, dialogo e rispetto reciproco. La centralità di tali figure invita i credenti a una spiritualità attiva, capace di promuovere pace, comprensione e armonia nella società contemporanea. In questo contesto, la condivisione culturale di feste e simboli religiosi diventa un mezzo concreto per tradurre valori spirituali in pratiche quotidiane di tolleranza e convivenza.

Note accademiche
1. Tafsir al-Tabari, Jami‘ al-bayan ‘an ta’wil ay al-Qur’an, vol. 12, commento su Sura Maryam 16-19.
2. Tafsir Ibn Kathir, Al-Bidaya wa’l-Nihaya, commento su Sura 3:64 e Sura 29:46.
3. Al-Qurtubi, Al-Jami‘ li-Ahkam al-Qur’an, riflessioni su Maryam e Ahl al-Kitāb.
4. Sura 19:22-25, narrazione della nascita di ʿĪsā a Betlemme.
5. Sura 49:9-13, principi di giustizia e uguaglianza.
Note sull`autrice:
L’autrice ha maturato esperienze pluriennali in contesti interreligiosi, lavorando in India per un anno in progetti di dialogo e cooperazione, e collaborando con migranti attraverso la Croce Rossa e altre organizzazioni umanitarie. Ha inoltre viaggiato ampiamente in contesti culturali e religiosi diversi e ha vissuto a Lamu per un periodo prolungato, approfondendo gli studi coranici.



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