Dio non è fuori
- Nora Amati
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L’eternità e l’infinito rappresentano due dimensioni fondamentali dell’esistenza, tra le quali la mente umana sembra collocarsi come istanza mediatrice e interpretativa. La coscienza filtra entrambe, rendendo l’esperienza del reale possibile. In questa prospettiva, Dio non è concepito come limitato a una dimensione esterna, ma come presente sia all’interno sia al di là di ogni livello dell’esistenza. Il nome attribuito a Dio (Allah, Creatore) risulta secondario rispetto alla funzione centrale del pensiero e della coscienza, che costituiscono il mezzo attraverso cui l’universo viene percepito e compreso.
Molti conoscono il Corano in modo superficiale; tuttavia, un’analisi approfondita, condotta attraverso la riflessione interiore e l’uso consapevole della percezione individuale, rivela una notevole coerenza filosofica e ontologica del testo. Il Corano stesso invita a una lettura che coinvolga l’intelletto e la consapevolezza, non limitandosi alla mera ripetizione formale.
La fisica quantistica ha introdotto il concetto secondo cui l’osservazione gioca un ruolo determinante nella manifestazione dei fenomeni fisici. Pur trattandosi di un ambito scientifico distinto da quello teologico, questa idea apre una riflessione epistemologica: se la realtà si manifesta attraverso l’attenzione e l’osservazione, come può l’essere umano entrare in relazione con Dio senza una ricerca consapevole? In questo senso, il Corano afferma che la guida è riservata a coloro che credono nell’invisibile:
“Questo è il Libro su cui non c’è dubbio, una guida per i timorati, che credono nell’invisibile…” (Sura Al-Baqara 2:2–3).
Se la realtà empirica è limitata allo spettro della luce visibile, la questione dell’esistenza di una realtà non percepibile dai sensi diventa centrale. Il Corano richiama ripetutamente l’esistenza di una dimensione nascosta (al-ghayb), accessibile non attraverso la percezione sensoriale, ma tramite la fede e l’intelletto. Dio è descritto come Colui che conosce sia il visibile sia l’invisibile:
“Conosce l’invisibile e il visibile; è il Grande, l’Altissimo” (Sura Ar-Ra‘d 13:9).
L’esperienza dell’esistenza è dunque concepita come prevalentemente interiore. Il Corano stabilisce una stretta relazione tra vita, morte e stati di coscienza, paragonando il sonno a una forma temporanea di sospensione dell’anima:
“Allah prende le anime al momento della loro morte e quelle che non muoiono durante il sonno…” (Sura Az-Zumar 39:42). Questa visione suggerisce che la coscienza non si esaurisce nella dimensione materiale, ma si estende verso l’infinito e l’eternità.
In tale quadro, la purificazione interiore assume un ruolo centrale. L’Islam, come altre tradizioni religiose, pone forte enfasi sulla purificazione etica e spirituale come condizione necessaria per l’elevazione dell’essere umano. Il Corano afferma chiaramente:
“Ha avuto successo chi l’ha purificata, ed è perduto chi l’ha corrotta” (Sura Ash-Shams 91:9–10). La purificazione non è presentata come un rituale esteriore fine a se stesso, ma come un processo interiore che consente alla coscienza di non ostacolare il proprio sviluppo spirituale.
In una lettura simbolica, il “centro” della coscienza può essere inteso come il punto originario da cui tutto ha inizio, una sorta di nucleo assoluto dell’esperienza umana. Sebbene il Corano non utilizzi metafore come quella del “buco nero”, esso afferma che Dio è il Principio e il Fine di ogni cosa:
“Egli è il Primo e l’Ultimo, il Manifesto e il Nascosto” (Sura Al-Hadid 57:3). Questa affermazione permette una riflessione filosofica sulla corrispondenza tra interiorità umana e ordine cosmico.
L’idea che il mondo esterno sia, almeno in parte, una rappresentazione dello stato interiore dell’essere umano trova riscontro nel principio coranico secondo cui il cambiamento autentico inizia dall’interno:
“In verità Allah non cambia la condizione di un popolo finché essi non cambiano ciò che è in loro stessi” (Sura Ar-Ra‘d 13:11).
Infine, l’adesione all’Islam viene descritta come una scelta consapevole e progressiva. La vera jihad, intesa in senso etico e spirituale, è la lotta contro le inclinazioni negative interiori (nafs), finalizzata alla rettificazione del carattere e del pensiero. Il Corano incoraggia questo sforzo interiore:
“Quanto a coloro che lottano per Noi, li guideremo certamente sulle Nostre vie” (Sura Al-‘Ankabut 29:69).
In questa prospettiva, il Corano si configura come uno strumento di orientamento della coscienza, volto a trasformare il pensiero negativo in consapevolezza etica e spirituale. Una comprensione autentica del testo sacro richiede studio, riflessione e apertura intellettuale, evitando interpretazioni riduttive o ideologiche che non rendono giustizia alla complessità del messaggio coranico.




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