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La piattaforma di questa vita si chiama mente

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 21 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 22 dic 2025

Il cielo esiste ancora, ma quasi nessuno lo guarda. Non perché sia cambiato, ma perché lo sguardo non si ferma più e ha perso la capacità di soffermarsi su un punto fisso oltre qualche secondo.


A Lamu non c’era altro. Di notte sopra di me si stendeva una superficie scura, infinita, punteggiata di luci, che come piccoli fari accesi tagliavano ogni dubbio. Lo osservavo a lungo, cercando di comprenderlo, come se fosse stato possibile separarlo dal resto dell’universo, ma non era realizzabile e dopo qualche settimana avevo smesso di forzare.


La Sura al-Mulk ci invita a guardare il cielo e a cercare dei difetti. Più lo osservi, più non ne trovi. Non per distrazione, ma perché non ce ne sono.


Ho capito che vedo solo ciò a cui do attenzione. Quando lo sguardo si abbassa, le cose perdono peso. In quel luogo, privo di rumori e di luci artificiali, dove non esistono neppure le automobili, il cielo era dominante, chiaro e impenetrabile. Nel silenzio sembrava persino vibrare.


La piattaforma di questa vita si chiama mente. La morte non è un interruzione, solo il nostro pensiero si sposta in un altro campo. Il Corano lo suggerisce nella Sura az-Zumar, distinguendo tra l’anima che viene trattenuta nella morte e quella che viene restituita nel sonno: il passaggio non è una fine, ma un cambio di stato.


Anche la vita viene ridimensionata. Nella Sura al-Hadid, l’esistenza terrena è descritta come gioco, distrazione e apparenza. Non è la realtà ultima, ma una forma di esistenza temporanea. Per questo la vita è un’illusione: una proiezione che prende consistenza solo quando la mente vi aderisce.


Il pensiero, quando si mette in movimento, genera immagini. Lo sguardo autentico, invece, le dissolve. Pensare è costruire; guardare è sciogliere.

A Lamu ho sostato a lungo e ho ascoltato il suono della Terra, le sue vibrazioni primordiali, e la mia dimensione fisica si è ridotta fino a diventare pura luce. In certi luoghi , quelli liberi da distrazioni, rumori interiori e sovrastrutture, la mente si quieta e ciò che resta è l’essenziale.


Le notti tra le mangrovie me lo hanno confermato: siamo fatti di energia. In uno stato psico-fisico di pace assoluta, l’io si dissolve e si integra nell’energia cosmica, senza opposizione, senza separazione.

Forse è giunto il momento di non interpretare più la religione in modo letterale, ma di smontare le sure, non per negarle, ma per comprenderle davvero. Il Creatore non smette di ripeterci di acquisire conoscenza. E se non esiste Dio al di fuori di Allah, allora non esiste separazione tra il divino e l’universo stesso.

La shahada, letta in profondità, non smentisce solo l’ateismo: smonta l’idea di un Dio distante, esterno, antropomorfo. Il Corano è una chiave e non un dogma chiuso, ma una mappa per comprendere l’universo.

Lamu mi ha mostrato il cielo per ciò che realmente è. E in quel cielo ho riconosciuto, uno a uno, i 99 nomi di Allah: non come concetti astratti, ma come vibrazioni vive, presenti e palpabili.

Conoscere, non credere.

Vedere, non immaginare.

Ricordare ciò che siamo sempre stati.



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