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Anna e Hagar: La forza invisibile delle donne – Fede, resilienza e la luce che trasforma il dolore in potere

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 5 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 20 dic 2025

Le storie di Anna e Hagar, pur provenendo da tradizioni religiose e culturali diverse, offrono modelli universali di resilienza, speranza e fiducia incrollabile in Dio.

Sono un esempio per le donne di oggi.

Anna—conosciuta come Hannah (חַנָּה, Ḥannāh) nella Bibbia ebraica—visse in un contesto in cui la maternità era considerata essenziale per la dignità e il ruolo sociale di una donna. Segnata dalla sterilità e derisa per la sua condizione, reagì all’emarginazione con una fede profonda e costante. La sua preghiera, sincera e totalmente affidata a Dio, venne esaudita con la nascita di Samuele, destinato a diventare profeta.¹

Il Cantico di Anna (1 Samuele 2:1–10) mostra come la sofferenza possa trasformarsi in gratitudine, e la solitudine in un incontro intimo con il divino.² Gli studiosi sottolineano che questo canto utilizza il parallelismo tipico della poesia sapienziale israelitica, mettendo in risalto la giustizia di Dio capace di rovesciare ogni situazione umana.³

Anche se la madre di Samuele non è nominata nel Corano, la tradizione islamica identifica in Hannah la madre di Maria (Maryam). Il Corano esprime la forza della preghiera devota e della consacrazione:

«E [ricorda] quando la moglie di ‘Imrān disse: “Signore mio, ho consacrato a Te ciò che porto nel grembo; accettalo da me. In verità, Tu sei Colui che ascolta e conosce.”» (Corano 3:35).

Il versetto mette in evidenza il principio del tawakkul, l’affidarsi totalmente a Dio, come valore universale.

Hagar, la serva di Sarah e madre di Ismaele, affrontò anche lei emarginazione e abbandono con grande forza d’animo. Nella Bibbia ebraica la troviamo sola nel deserto con suo figlio, ma Dio le appare, la chiama per nome e le promette protezione e una discendenza numerosa: «L’angelo del Signore le disse: “Ritorna dalla tua padrona e sottomettiti a lei; io moltiplicherò grandemente la tua discendenza.”» (Genesi 16:9–10).⁵

Agar risponde chiamando Dio El Ro’i (אֵל רֳאִי), “Il Dio che mi vede,”⁶ un nome che racchiude la certezza che Dio vede, ascolta e sostiene chi è emarginato. I commentatori rabbinici, come Rashi e Ibn Ezra, interpretano la sua esperienza come una testimonianza della provvidenza divina verso gli esclusi.⁷

Nella tradizione islamica, Hājar (هاجر, Hājar), madre del profeta Ismā‘īl, rappresenta anch’essa il tawakkul. La sua corsa disperata tra Safa e Marwa alla ricerca di acqua porta al miracolo della sorgente di Zamzam.⁸ I versetti coranici (14:37; 2:158) mostrano come la fiducia in Dio si unisca all’impegno umano, sottolineando un equilibrio dinamico tra fede e azione. Questa vicenda, commemorata durante l’Hajj e l’Umrah, diventa così una potente metafora di resilienza: anche nei deserti più aridi, la provvidenza divina apre vie di speranza e nuove opportunità.

Anna e Hagar rappresentano archetipi universali della forza femminile e della resilienza spirituale. Anna ci insegna che la sofferenza interiore può trasformarsi in preghiera e in azioni significative; Hagar ci mostra che anche la più profonda avversità e l’isolamento possono trasformarsi in opportunità di crescita e di empowerment. In società che spesso misurano il valore delle donne attraverso giudizi esterni, le loro storie ricordano che la forza autentica nasce dalla fede, dalla perseveranza e dal coraggio di affrontare la solitudine e la prova.


Per le donne contemporanee, le loro figure offrono consigli preziosi: la pazienza è una scelta attiva, non una passiva rassegnazione; la solitudine può diventare un centro di maturazione; e gli ostacoli possono trasformarsi in terreno fertile per far emergere una luce interiore. Le esperienze di Anna e Hagar dimostrano che la sofferenza non è la fine di un percorso, ma spesso il suo vero inizio. La luce che nasce dalla fiducia in Dio diventa una forza resistente e duratura. Anche nei momenti di isolamento, delusione o abbandono, ogni donna può scoprire nuove potenzialità, trasformare il dolore in crescita, il silenzio in ascolto e il deserto in una distesa dalle mille strade.

Note

  1. 1 Samuele 1:11.

  2. 1 Samuele 2:1–10.

  3. Rashi e Ibn Ezra, commentari a 1 Samuele.

  4. Corano 3:35.

  5. Genesi 16:9–10.

  6. Genesi 16:13.

  7. Rashi e Ibn Ezra, commentari a Genesi 16.

  8. Corano 14:37; 2:158; tradizione islamica su Zamzam.

 

 

 

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Amira Bachan
17 feb
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