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Il tempo non cancella niente: quando scienza e Corano parlano la stessa lingua

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Viviamo con l’idea che il tempo cancelli tutto. Ricordi, parole, gesti sembrano dissolversi nel passato, eppure, sia la scienza moderna sia il Corano affermano una verità radicalmente diversa: nulla scompare davvero. Tutto ciò che accade viene registrato, nel corpo, nella materia e nell’ordine stesso dell’universo.

Le neuroscienze mostrano che il cervello umano conserva ogni esperienza sotto forma di tracce neurali. Anche ciò che non ricordiamo più in modo consapevole non è perduto. Le esperienze vengono immagazzinate attraverso la plasticità sinaptica e possono riemergere in condizioni particolari, come eventi traumatici o stimoli improvvisi. È come uno stagno rimasto immobile per anni: quando un sasso cade nell’acqua, dal fondo risalgono sedimenti che non erano mai scomparsi, ma solo rimasti invisibili. Il corpo diventa così un vero e proprio archivio biologico della vita vissuta.

Il Corano propone una visione sorprendentemente affine, affermando che nulla viene dimenticato, né sul piano umano né su quello cosmico. In un versetto centrale si legge:In verità Noi ridiamo in vita i morti e scriviamo ciò che hanno fatto e le loro tracce; ogni cosa l’abbiamo contata in un Libro chiaro” (Sura Ya-Sin 36:12). Qui non vengono registrate solo le azioni, ma anche le loro conseguenze, le “tracce” lasciate nel mondo. L’idea di un Libro chiaro (kitāb mubīn) ritorna più volte nel Corano come simbolo di un ordine in cui tutto è conosciuto e conservato.

Questa registrazione è descritta in modo ancora più esplicito quando il Corano afferma:E sarà posto il Libro, e vedrai i colpevoli impauriti per ciò che vi è contenuto, e diranno: Guai a noi, che cos’è questo Libro che non tralascia nulla, né di piccolo né di grande, senza annotarlo?” (Sura Al-Kahf 18:49).Il testo sottolinea che nulla viene omesso, nemmeno ciò che appare insignificante agli occhi umani.

Nel mondo contemporaneo questa idea è diventata quasi tangibile. Ogni azione digitale viene registrata, archiviata e conservata. Anche il Corano descrive una registrazione costante, affidata a osservatori invisibili:Quando i due incaricati raccolgono, seduti uno a destra e uno a sinistra, l’uomo non pronuncia parola senza che presso di lui vi sia un osservatore pronto a registrare” (Sura Qaf 50:17–18). E ancora:Su di voi vi sono dei custodi, nobili scribi, che sanno tutto ciò che fate” (Sura Al-Infitar 82:10–12). La registrazione non è cieca né meccanica, ma consapevole e completa.

Il Corano va oltre, attribuendo al corpo stesso una funzione di memoria e testimonianza. Nel Giorno del Giudizio, non sarà solo l’essere umano a parlare, ma la sua stessa fisicità:Quel Giorno le loro lingue, le loro mani e i loro piedi testimonieranno contro di loro per ciò che facevano” (Sura An-Nur 24:24). Quando l’uomo chiederà spiegazioni, la risposta sarà sorprendente:Diranno alle loro pelli: Perché avete testimoniato contro di noi? Esse diranno: Ci ha fatto parlare Allah, Colui che fa parlare ogni cosa” (Sura Fussilat 41:21).

La materia, dunque, non è muta. Essa conserva e testimonia.

Anche la fisica moderna rafforza questa visione. Nella meccanica quantistica, il principio di conservazione dell’informazione suggerisce che nulla venga realmente distrutto. Persino nei buchi neri, un tempo ritenuti cancellatori assoluti, l’informazione sembra essere preservata. L’universo appare sempre più come un immenso sistema di registrazione. Il Corano esprime questa realtà in termini teologici quando afferma:Non cade foglia che Egli non sappia, né vi è chicco nelle tenebre della terra, né cosa fresca né arida che non sia in un Libro chiaro” (Sura Al-An‘am 6:59). Qui la registrazione non riguarda solo l’uomo, ma l’intera realtà.

Il momento in cui questa memoria universale diventa manifesta è descritto con immagini potenti:E quando i fogli saranno dispiegati…” (Sura At-Takwir 81:10).I registri vengono aperti e resi visibili. Tuttavia, il Corano sottolinea che questo processo non è solo giudizio, ma anche misericordia:Quanto a chi riceverà il suo Libro nella destra, gli sarà chiesto conto con facilità” (Sura Al-Inshiqaq 84:7–8).

La scienza può spiegare come le informazioni vengano conservate, attraverso sinapsi, campi fisici e strutture matematiche dell’universo. Il Corano risponde invece alla domanda più profonda.


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