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Esperimento luminoso

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 1 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

“E tra i Suoi segni c’è la creazione dei cieli e della terra e la diversità delle vostre lingue e dei vostri colori. In questo vi sono segni per coloro che sanno.”

(Corano 30:22)


Siamo fatti di luce, di energia che brilla dentro di noi. Scoprire questo piccolo fuoco ci permette di giocare, farlo danzare e trasformare il mondo intorno a noi, come un giardino in primavera, quando emergono i primi risultati delle nostre scelte.


Strofiniamo le mani per generare brillantini. Strofiniamo il buio per far nascere la luce, eppure il suo chiarore sembra attenuarsi, quasi a suggerire che l’oscurità non sia un semplice vuoto da colmare, ma una dimensione che richiede paziente discernimento. I cuori si sono indeboliti, le menti stancate, come se il peso del mondo avesse rallentato il nostro respiro; eppure, nonostante questa gravità, continuiamo a camminare nella caverna, guidati da una convinzione incrollabile: che il tesoro, la verità nascosta, esista ancora, celata oltre l’ombra e non immediatamente percepibile.


Oggi, la vera ricchezza consiste nel vedere, nel riconoscere i segni (āyāt) disseminati lungo il cammino, anche quando la vista si fa incerta e il senso delle cose si confonde. Per questo motivo, strofiniamo il nero per ritrovare il bianco, il freddo per risvegliare il calore, e le mani per far emergere i brillantini; e questa, in sé, è la magia dell’esistenza: riprovare, reiterare l’atto creativo, fino a che il gesto produce effetto, pur sapendo che il risultato sarà differente, trasfigurato in una forma nuova che inizialmente sfugge alla nostra percezione. Nulla muore; tutto si trasforma: ciò che sembra scomparire lo fa temporaneamente, per riformarsi secondo leggi che trascendono la nostra comprensione. Qui è richiesta una pazienza (ṣabr) profonda e una fiducia radicale, non come ostinazione sterile, ma come piena sottomissione alle leggi universali che governano il dispiegarsi della realtà.


Nel silenzio della grotta, ricordiamo (dhikr), e nel ricordo il cuore si rischiara. Cerchiamo un nūr, una luce che filtri attraverso la roccia umida della montagna sotto la quale ci troviamo: non una luce accecante, ma una luce che orienta, che guida senza imporre. Con pazienza (ṣabr) e fiducia (tawakkul), proseguiamo il cammino, consapevoli che i raggi di sole non scompaiono, ma permangono come principio eterno che permea il nostro essere. La luce, in ultima analisi, siamo noi stessi, che come palline di fuoco rotoliamo incessantemente, trasformandoci e plasmandoci fino a generare una nuova figura, e il Maestro di questa alchimia universale è Dio/Allah.


Il Corano e’ pieno di colori, di luce e di trasformazione e da nessuna parte c’è scritto che è solo bianco e nero. Se lo leggi con il cuore, lo comprendi, ma se lo leggi solo con la testa, lo annienti, perché l’esperimento luminoso siamo io e te.


Bianco – الأبيض

2:187, 3:107

Nero – الأسود

3:106, 35:27

Giallo – الأصفر / مصفر

2:69, 39:21

Rosso – الأحمر

35:27

Blu / pallido – الأزرق / زرْق

20:102

Verde – الأخضر

36:80, 76:21

Rosa – الوردي / وردة

55:37

Verde scuro – مدهامتان

55:64

Nero‑verdastro – الأحوى

87:5







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