Lettere dimenticate – venerdì da Ugarit
- Nora Amati

- 30 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 30 gen
Episodio II
A Ugarit non tutto era poesia, anzi, molte tavolette non raccontavano di miti leggeri, né di preghiere solenni. Erano elenchi, con nomi, quantità e scambi, di grano, olio, animali e offerte. Si trattava di vita ordinaria impressa nell’argilla ed è proprio questo a renderle straordinariamente vive.
Qualcuno ha inciso quei segni non per essere ricordato, ma per organizzare il presente. Eppure, migliaia di anni dopo, è proprio quel presente quasi banale ad aver attraversato il tempo, ricordandoci che la storia non è fatta solo di parole impressionanti, ma anche di ripetizioni, conti e attenzioni silenziose, di ciò che serve affinché una città continui a respirare.
Nel giardino reale lo sappiamo bene: non è il fiore a sostenere la pianta, ma la radice invisibile e la la cura quotidiana.
Così anche nella mente, dove non per forza ogni pensiero deve essere straordinario per essere vero. Alcuni, sono semplicemente necessari perché tengono ordine, nutrono e preparano il futuro e sono proprio quelli che non mostriamo.
Le tavolette di Ugarit ci parlano anche di silenzio e di ciò che non veniva spiegato, perché era condiviso e quindi non necessariamente doveva venire giustificato, in quanto apparteneva ad un ritmo comune.
Oggi, invece, siamo chiamati a spiegare tutto, a rendere ogni gesto visibile e a dare voce anche a ciò che avrebbe bisogno solo di tempo.
Ma non tutto ciò che esiste deve essere esposto. Alcune cose resistono meglio se restano incise dentro, come argilla ancora umida e protetta dal sole.
Il venerdì diventa allora uno spazio diverso. Oggi non devi produrre nulla, ma registrare e scegliere che cosa vale la pena lasciare.
Proprio come facevano ad Ugarit: incidere solo ciò che serviva alla continuità. Le lettere dimenticate continuano a chiederci: quali sono i tuoi elenchi invisibili? Quali gesti ripeti senza nome, ma che tengono in piedi il tuo mondo?
E mentre questo venerdì si chiude, ricordalo: non tutto ciò che resta deve brillare. Alcune tracce sopravvivono perché erano necessarie, non perché volevano essere viste.
Il prossimo venerdì torneremo ancora a Ugarit, tra preghiere spezzate e formule ripetute, per capire quando una parola diventa rito e quando il rito diventa memoria.
Tutto ciò che viene inciso con cura, anche nel silenzio, trova sempre un modo per attraversare il tempo.




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