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Lettere dimenticate - Venerdì da Ugarit

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 6 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Episodio III

 

A Ugarit, tra le pieghe delle tavolette, non c’erano solo numeri o elenchi, ma formule e piccole preghiere che si ripetono, invocando protezione e gratitudine. Non erano grandi narrazioni epiche, ma parole misurate, scandite con cura, come se la loro forza risiedesse nella costanza, più che nell’eloquenza.


Ripetere non è sempre monotonia, ma disciplina e memoria. Si tratta di tessere fili invisibili che uniscono un gesto al successivo e un pensiero a un altro. Gli scribi non si stancavano di scrivere “per sempre” ogni volta che lo ritenevano necessario, perché sapevano che l’eterno nasce dall’abitudine, non dall’eccezionale.

Nel giardino reale, questa legge si applica anche alle piante, quando le si annaffia, quando si smuove il terriccio con le mani e quando si potano i rami secchi.

Sono tutti gesti silenziosi che non vengono glorificati, ma senza i quali il fiore non si aprirebbe mai.

Così accade anche nella mente e nel cuore. Ci sono pensieri che ripetiamo nel silenzio, pratiche quotidiane che sembrano ordinarie, ma che formano l’ossatura del nostro scheletro.

Non tutte le parole devono essere dette ad alta voce e non tutti i riti richiedono testimoni. Quelli più efficaci sono quelli nascosti.

Le tavolette di Ugarit ci ricordano che il tempo non misura ciò che è spettacolare, ma ciò che persiste. Ci insegnano la pazienza: come la formula ripetuta per proteggere la casa, come l’olio versato ogni giorno sull’altare, così anche le piccole attenzioni nella nostra vita costruiscono un ordine invisibile, eppure saldo.

Oggi, venerdì, prendi uno spazio per osservare le tue formule: le parole che ripeti, le azioni che compi senza che nessuno lo noti. Sono esse che custodiscono il senso, più di qualsiasi applauso.

E mentre il giorno volge al termine, sappi che non tutto deve venire raccontato. Alcuni simboli, come le formule incise sull’ argilla, sopravvivono perché erano necessarie, non perché cercavano di essere viste.

Il prossimo venerdì torneremo tra le strade di Ugarit per ascoltare ancora il silenzio delle tavolette e capire come le azioni ordinarie diventano rito, e come quest`ultimo, in un attimo sospeso, diventa memoria.

Ogni vita, anche quella più comune, lascia tracce incise che resistono al tempo, se solo siamo pazienti.



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