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Lettere dimenticate – venerdì da Ugarit

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 23 gen
  • Tempo di lettura: 1 min

Episodio 1


A Ugarit, il tempo parlava in argilla. Non nei palazzi, non nelle statue, ma nelle tavolette, che emanano ancora oggi un senso di unicità intrinseca, come le saponette di Aleppo.


Ogni parola era un gesto, inciso con cura, destinato a durare più di chi la scriveva. Oggi, le nostre parole scorrono veloci ed effimere, perdendosi tra notifiche e schermi, lasciando un altro tipo di traccia, in apparenza cancellabile.

Le lettere di Ugarit, invece, ci ricordano che comunicare non è solo parlare, ma incidere, lasciando una memoria indelebile nella nostra storia, perché ne esiste una sola, con un inizio ed una fine.


Nel giardino reale lo sappiamo: non ogni seme va piantato subito, non ogni gesto produce fiori. Esiste una vita lenta ed invisibile, che cresce e vive sotto la superficie, richiedendo attenzione costante, ma anche silenzio e rispetto del tempo.


Nel giardino della nostra mente è lo stesso e ogni pensiero non ha bisogno di essere urlato. A volte, e’ sufficiente lasciarlo sedimentare, osservandolo e custodendolo, per trasformarlo in segno e non in rumore.

Il venerdì diventa allora una pausa per incidere con cura, scrivendo, osservando e ascoltando, scegliendo solo ciò che merita di resistere.


Le lettere dimenticate di Ugarit ci parlano ancora:

cosa vuoi che sopravviva della tua voce, quando la città dei giorni sarà polvere?


E mentre chiudi questo venerdì, sappi che la storia non finisce qui.

Il prossimo venerdì torneremo a scavare nelle tavolette di Ugarit, tra elenchi, preghiere e segreti dimenticati, perché ogni termine che resta è un ponte tra chi eravamo e chi possiamo diventare.

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