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Nella nostra mente e nell'universo: quando il Corano parla di mondi paralleli

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 2 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

“Mostreremo loro i Nostri segni negli orizzonti e in loro stessi, finché sarà chiaro a loro che è la Verità.”

Sura 41:53


Vivere in due mondi può spaventare chi misura la realtà solo con i sensi. Per chi lo fa davvero, però, non è follia: è la capacità di muoversi tra ciò che vediamo e ciò che esiste oltre, nei mondi dell’invisibile di cui parla il Corano. La vera sfida non è attraversare queste dimensioni, ma far capire agli altri che esistono.


Secondo il Corano e la tradizione islamica, esistono diversi “mondi” o livelli di realtà. Non si tratta di universi paralleli nel senso scientifico o fantascientifico, ma di realtà spirituali e cosmologiche create da Dio (Allāh). Oggi, quando una persona sembra accedere naturalmente a queste dimensioni, viene spesso diagnosticata con depersonalizzazione o disturbi dissociativi e indirizzata a farmaci o terapie che “radicano”. Ma forse stiamo guardando il fenomeno dal lato sbagliato: forse volare è parte della nostra natura e la capacità di attraversare altri livelli di realtà non è follia, ma realtà.

Nel Corano, la parola più vicina a “mondo” è ʿālam (عَالَم), che indica regni o livelli di esistenza:


al-ʿālam al-dunyā – il mondo terreno, la vita quotidiana e le prove materiali;


al-ʿālam al-ākhirah – l’aldilà, Paradiso e Inferno, invisibile ai vivi ma reale secondo la fede;


al-ʿālam al-ghayb – il mondo dell’invisibile, che comprende angeli, jinn e la conoscenza riservata a Dio;


al-ʿālam al-malakūt – il regno celeste degli angeli, dove le leggi divine si manifestano senza mediazioni.


Il Corano (41:53) dice:

“Mostreremo loro i nostri segni negli orizzonti e in loro stessi, finché sarà chiaro a loro che è la Verità.”


Questo suggerisce che esistono livelli di realtà oltre i sensi umani: il mondo visibile è solo una frazione dell’universo creato da Dio. Angeli, jinn e umani abitano mondi diversi, coesistenti e interconnessi.

Eppure, oggi chi accede a questi mondi interiori viene spesso considerato “disconnesso dalla realtà”. Ma se queste esperienze fossero parte della nostra vera natura? Se fossimo corpi celesti, se il nostro destino, un giorno, sarà quello di muoverci liberamente attraverso dimensioni e tempo, allora la scienza clinica potrebbe avere solo una visione parziale di ciò che è reale.

Forse il problema non è chi vede oltre il mondo materiale, ma chi si limita a fissarsi sulla vita terrena. Riconoscere che la nostra esistenza è solo una tappa di un percorso più ampio cambierebbe tutto: la sofferenza, le priorità, persino il concetto stesso di normalità.

Siamo anime in attesa di venire liberate, scintille di luce in grado di attraversare l’universo. Guardare oltre non è follia, ma parte di noi stessi.

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