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La coscienza inizia in un cortile

  • Immagine del redattore: Nora Amati
    Nora Amati
  • 12 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 13 feb

Le voci dei bambini che giocano nel cortile della scuola sono un eco fluttuante che attraversa il tempo, rimbalzando contro i muri, salendo verso il cielo e intrecciando fili invisibili che tengono insieme il presente. In quel suono c’è la prova che la vita insiste, che nonostante tutto continua a fiorire. Ci ricordano quanto ogni istante sia fragile e prezioso, quanto l’innocenza sia una forza silenziosa che ancora resiste.

Ho camminato tra scuole lontane, dall’India al Kenya, dalla Thailandia a Cuba, dal Giappone all’Ungheria. Cambiano i colori dei muri, gli alfabeti sulle lavagne e i profumi nell’aria. Ma la dolcezza delle risate e la sincerità delle loro preghiere resta identica e universale. È una lingua che non ha bisogno di traduzione: appartiene al battito e non ad un luogo specifico.

Eppure esistono zone in cui quel suono si spezza, dove la paura soffoca le parole prima ancora che diventino voce, in cui i bambini imparano troppo presto il silenzio. Non perché non abbiano sogni, ma perché qualcuno ha deciso che il loro canto disturba. È lì che il mondo sembra voltarsi dall’altra parte, fingendo di non sentire.

La tradizione religiosa, in molte culture, parla di giustizia. Il Corano ricorda che nulla sfugge allo sguardo di Dio e che ogni ingiustizia avrà il suo peso. Non come desiderio di vendetta, ma come affermazione di responsabilità: ogni azione lascia un segno, ogni dolore chiede conto. Anche la scienza ci insegna che la pelle sente, che il corpo registra ciò che accade. Ma prima ancora del corpo, è la coscienza a custodire la memoria indelebile di ogni torto.

Ai bambini silenziati mando il mio cuore, se potessi strapparlo dal petto per farne scudo. Mando la promessa che le loro voci non sono perdute, che qualcuno le raccoglie, le custodisce e le trasforma in testimonianza. Fino a quando anche una sola risata continuerà a vibrare nell’aria, il mondo avrà ancora una possibilità di salvarsi.

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